La storia del Pioppo Pio

Dal sito di Bianca Brotto, il racconto di come un vecchio Pioppo secco è stato trasformato in una mini biblioteca sempre aperta.

12 Agosto 2019
La storia del Pioppo Pio. Ambiente

Mi sono detto: perché la morte deve essere la fine di tutto? Non potrebbe essere l’inizio di una nuova avventura? Questi i miei pensieri, mentre la linfa raggiungeva con sempre più fatica l’estremità dei miei rami e un’allegra colonia di punteruoli rossi banchettava nel mio tronco.

Da più di un secolo me ne stavo lì, in primavera ad accogliere i nidi dei passerotti e lo scrutare dei corvi, in estate ad allietare i passanti con l’ombra e il fruscio danzante delle mie foglie. L’autunno, poi, mi colorava di giallo fino ad avvolgermi con un mantello regale che lentamente si adagiava a terra per tornare a nutrire il suolo. Quando mi ritrovavo spogliato anche dell’ultima foglia, era tempo di andare a dormire e, salutato quel matto del solstizio invernale, zitto zitto mi assopivo.

Andò così fino a mercoledì 21 dicembre 2016, quando mi addormentai con la sensazione che, al mio risveglio, non ci sarebbero state né nuove gemme, né antiche speranze di ombreggiare la spiaggia.
Avevo ragione, la primavera arrivò puntuale, tutt’attorno gli amici esultavano mostrando le loro nuove acconciature che si arricchivano ogni giorno di più, mentre io restavo nudo. Il destino mi aveva fermato e io mi sentivo come un vegliardo che se ne sta in disparte mentre i polloni gli svettano accanto incuranti della profonda saggezza che abita le vecchie cortecce. Sapevo bene che la mia storia sarebbe finita in un caminetto, ma mi diedi tempo e aspettai un paio di primavere; la prima per accettare l’idea del mio nuovo status, la seconda per permettere a un fico di farmi visita e godere insieme di una manciata d’albe.

Poi arrivò un giorno in cui decisi di dettare i miei propositi a una scrittrice che avevo spesso visto ispirarsi all’ombra delle mie fronde. Bianca mi prese sul serio, protocollò la lettera in Comune a Manerba del Garda e pochi minuti dopo il Sindaco Bertini si trovava fra le mani il testo che segue.

Il famoso pioppo, seccato in piedi in fondo alla passeggiata a lago di Manerba, quasi al confine con San Felice, in una notte di luna piena e fichi secchi, dettò paro paro i suoi desiderata.
Non potete segarmi al piede e buttarmi perché ho ancora tanta bellezza da dare a questo mondo. Intanto, per essere chiari, sto ospitando un coraggioso fico nato all’altezza del mio ginocchio, ma tagliandomi appena sopra questo germoglio e regalandomi un tetto, potrò continuare a donarvi protezione, sapienza, fiducia, sorrisi. Come? Guardate l’immagine a latere e fate di me una mini biblioteca poliglotta sempre aperta e a libera disposizione dei passanti. Chi vorrà potrà prendere in prestito un testo da leggere in spiaggia o donarmi un libro perché altri lo possano apprezzare.
Vorrei che ci fossero alcuni classici della letteratura e della spiritualità insieme a pagine divertenti, scanzonate, appassionate, salutari, piacevoli e leggere. Se poi de coccio siete, de coccio resterete, ma io sarò sempre qui ad offrirvi occasioni di lettura e di condivisione per farvi assaporare la bellezza che da sempre riverso su di voi. E così, sotto lo sguardo benevolo del monte Baldo, insieme al cielo adorno di nuvole che non si oppongono al vento, al rosa del tramonto che dipinge il golfo, alla piacevole frescura del lago, io continuerò ad essere amore incondizionato. E voi, con me.

A parte il fatto che in comune a Manerba tutti pensavano si trattasse di uno scherzo, al Sindaco venne il sospetto che così non fosse e che un vecchio pioppo sulla riva del lago potesse veramente essersi proteso al punto da protocollare una domanda. Ed eccomi oggi qui a vostra disposizione anche di notte, grazie a un pannello solare che nel buio fa brillare in me tante minuscole lucine, e persino dotato di una cassetta delle lettere perché altri possano condividere con me le loro idee su come diffondere bellezza e gentilezza nel mondo.
Perché, anche se le sferzate della vita possono ferire la nostra corteccia, strapparci le foglie, gelarci la linfa nelle vene e spezzare i nostri rami, finché esisterà un tronco, sarà sempre possibile rinascere».

il Pioppo Pio

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Articolo tratto dal mensile Terra Nuova Luglio-Agosto 2019

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di Bianca Brotto


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